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Burnout in ufficio: il ruolo chiave dei manager

Scritto da Peter Ayres, Alight Research and Advisory Center

Che cos'è il burnout?

Incertezza e stress, insieme agli effetti della pandemia COVID-19, stanno rendendo il mondo un posto molto difficile in cui vivere.

Lo status quo della sicurezza globale degli ultimi 70 anni è stato stravolto, il che è devastante per le persone coinvolte, aumentando i livelli di stress e tensione.

Quindi, non sorprende che negli ultimi anni si sia registrato un aumento dei problemi legati alla salute mentale, come evidenzia l'American Psychological Association (APA). Quando questo si trasla sul posto di lavoro, prevale una difficoltà ormai comune: il burnout.

Che cos'è il burnout?

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo definisce come una sindrome derivante dallo stress sul posto di lavoro che non è stato gestito appropriatamente. L'OMS riconosce tre modi in cui il burnout si manifesta: spossatezza, allontanamento dal lavoro e/o atteggiamento negativo nei suoi confronti e riduzione del rendimento professionale. Le conseguenze negative provocate dal burnout non ricadono solo sul singolo dipendente, ma sull’intera organizzazione.

Osservando la pandemia, si può notare come i grandi cambiamenti nelle nostre vite abbiano aumentato lo stress fisico ed emotivo, ad esempio:

  • Lavoro da remoto ed estensione degli orari d'ufficio canonici;
     
  • Didattica a distanza dei bambini contemporaneamente al lavoro da remoto;
     
  • Limitazione degli spostamenti e degli incontri con amici e familiari durante la pandemia;
     
  • Polarizzazione della società a causa della politicizzazione dei temi legati alla pandemia, ad esempio l'uso della mascherina o i vaccini, con conseguente aumento delle tensioni sociali.

Se si aggiungono questi fattori, non c’è da sorprendersi che il burnout e i suoi sintomi siano aumentati negli ultimi due anni. Il rapporto dell'APA ha rilevato che il 79% dei dipendenti intervistati ha sperimentato lo stress legato al lavoro nel mese precedente, e quasi tre su cinque hanno segnalato conseguenze negative dello stress lavorativo che corrispondono ai sintomi del burnout.

Anche i recenti sviluppi tecnologici sono stati incolpati dell’aumento dello stress, oltre che di aver reso meno netti i confini tra casa e lavoro. Ad esempio, gli smartphone che contengono e-mail sia di lavoro che personali consentono di essere sempre disponibili e può capitare che le persone si sentano “obbligate” a lavorare al di fuori dell'orario di lavoro.

La pressione ad essere "disponibili" può essere più intensa in quei paesi in cui il sostegno sociale governativo è scarso, se non addirittura inesistente. Questo perché assentarsi può significare non avere reddito e lunghi periodi di malattia possono portare alla perdita del lavoro e del sostentamento. Questo aggrava ulteriormente il rischio di burnout.

$190B

Il burnout costa tra $125 e $190 miliardi di spesa sanitaria all'anno negli Stati Uniti.
The Harvard Business Review (HBR) 2021

I principali impatti del burnout sono i costi fisici e mentali a carico del singolo individuo, anche se questi possono variare da persona a persona e sono difficili da quantificare e confrontare. Tuttavia, esistono alcune statistiche che evidenziano le conseguenze del burnout.

Nel 2021, l'Harvard Business Review (HBR) ha riportato che il burnout costa tra i 125 e i 190 miliardi di dollari di spesa sanitaria all'anno negli Stati Uniti. Secondo la ricerca condotta da Gallup del 2018, le persone che soffrono di burnout sono 2,6 volte più orientati a cercare lavoro altrove. Per citare l'HBR, "Il burnout dei dipendenti è un problema dell'azienda, non della persona", ma per ridurre al minimo il rischio che il burnout si verifichi e che le risorse umane ne soffrano, sia i datori di lavoro che i dipendenti devono agire.

Sono poche le persone che hanno i "superpoteri" per fornire 24 ore su 24 un servizio di qualità elevata. Credere di riuscire a fare tutto senza effetti collaterali molto spesso porta al fallimento e alla delusione, perché è impossibile: qualcosa deve venire meno.

Nel suo libro Sapiens, Yuval Noah Harari evidenzia come gli esseri umani si siano evoluti con una rapidità impressionante, passando da cacciatori-raccoglitori a impiegati, e che i nostri corpi, adatti alla vita selvaggia, non si sono adeguati ai cambiamenti.

Lo stile di vita dei cacciatori-raccoglitori non era dettato dagli orari. Le ore di lavoro giornaliere erano più brevi, lasciando più tempo per la preparazione di cibo e per socializzare con la famiglia. L'autore conclude che il nostro cervello e il nostro corpo sono ancora oggi più adatti a questo stile di vita e non si sono ancora adeguati alle pressioni della società moderna.

Quindi, perché ci aspettiamo che il nostro corpo tenga il passo con tutte le pressioni extra che gli imponiamo senza che ci sia qualcosa da sacrificare?

Il ruolo chiave dei manager nella prevenzione del burnout

Il comportamento dei manager, essendo un modello da seguire per i dipendenti, ha un ruolo nel burnout e nel suo controllo. Si pensi a un manager che lavora nei fine settimana, fino a tarda sera. I suoi collaboratori potrebbero pensare di dover fare lo stesso, anche se ciò è contrario ai valori dell'organizzazione.

Per garantire che i dipendenti operino al meglio, i datori di lavoro devono assicurarsi di disporre non solo di buone politiche e abitudini, ma anche di una serie di strumenti per supportare i dipendenti.

Questi strumenti possono variare da un programma di assistenza ai dipendenti (EAP) a corsi sulla gestione dello stress fino a incoraggiare i dipendenti a sentirsi a proprio agio nel parlare di salute mentale promuovendo una cultura che riconosca i problemi e si impegni a risolverli. In questo modo i dipendenti possono sentirsi liberi di fare scelte che bilanciano la loro vita professionale e privata senza preoccuparsi delle conseguenze che potrebbero avere sulla loro carriera.

Le politiche che limitano i rapporti di lavoro al di fuori degli orari d'ufficio (pratica diventata legge in alcuni Paesi europei), la riduzione degli straordinari e il riconoscimento del sovraccarico di lavoro come un rischio per la salute e la sicurezza, e non come una virtù, sono alcuni esempi di come le cose possono cambiare in meglio.

Fornire una serie di benefit alternativi per i dipendenti che supportino l'equilibrio tra lavoro e vita privata, come per esempio orario flessibile, app per il benessere, corsi di meditazione e molto altro, possono apportare benefici sia ai dipendenti che ai loro datori.

Ma renderli disponibile non è abbastanza, bisogna assicurarsi che i dipendenti possano accedervi e utilizzarli facilmente. Questo è fondamentale per l’adozione e per trarne beneficio.

Lavoro asincrono: un'arma a doppio taglio?

Il lavoro asincrono è l'idea di svolgere il lavoro in base alle esigenze e alle preferenze del singolo dipendente, anche se entro una certa scadenza. Ciò significa che le persone "notturne" potranno portare a termine il lavoro durante la notte, ovvero il loro momento più produttivo, anziché dover lavorare durante la giornata rendendo meno.

Per i mattinieri sarebbe l'opposto; o per quelle persone che hanno impegni regolari e programmati che non possono essere evitati, il lavoro asincrono dà loro la possibilità di lavorare intorno a questi. Tuttavia, una recente ricerca sull'utilizzo delle app condotta da Microsoft mostra che ora esiste un terzo picco di attività durante il giorno, che si verifica tra le 18.00 e le 20.00, e si tratta di un momento in cui i dipendenti tornano a lavorare dopo aver messo a letto i bambini o aver cenato.

Come i dipendenti possono prevenire il burnout?

Questo può avvenire solo in un ambiente in cui i dipendenti si sentono al sicuro e liberi. Spetta al datore di lavoro e soprattutto al manager occuparsene. Sapere cosa comporta il rischio di burnout è fondamentale e, una volta riconosciute le possibili cause, è più facile che i dipendenti evitino i fattori negativi e trovino tempo per ridurre lo stress.

Ad esempio, lavorare da casa può sembrare un modo per aumentare l'efficienza, ma quanti di noi sono stati seduti tutto il giorno davanti allo schermo senza prendersi una pausa? Non essendo in ufficio, non c'è la possibilità di andare alla macchinetta del caffè e di chiacchierare con i colleghi per staccare la spina e rilassarsi.

Se non si interviene, il burnout è un problema significativo sia per i dipendenti che per i datori di lavoro, poiché può avere costi umani durevoli. Le organizzazioni possono soffrire di una minore produttività, di un disimpegno contagioso e di un maggiore turnover. Sebbene non esista una formula magica, ci sono misure concrete che possiamo adottare per minimizzare e mitigare il rischio. In questo periodo, dobbiamo impegnarci a fondo nella lotta contro il burnout.

Le azioni dei dipendenti possono essere davvero utili, ma devono essere autorizzati dai dirigenti a compierle. Secondo la sezione sulla "salute mentale ed emotiva" dello studio di Alight sul benessere e la forza lavoro dei dipendenti nel 2022, la maggior parte dei dipendenti ha dichiarato che i propri livelli di stress attuali sono da moderati a elevati, tra cui 8 dipendenti su 10 in Germania. A livello globale, i livelli di stress sono risultati generalmente più elevati tra le donne, mentre negli Stati Uniti i dipendenti con stress elevato/moderato erano più giovani.

Punti chiave del burnout

  • Il burnout ha un enorme impatto personale e finanziario sui dipendenti e sui datori di lavoro.
  • La consapevolezza è fondamentale per iniziare a minimizzare e mitigare gli effetti del burnout.
  • Riconoscere che non siamo dei supereroi è importante.
  • La cultura e le politiche aziendali hanno un forte impatto sui tassi di burnout.
  • Il comportamento dei manager ha un forte impatto diretto sui dipendenti.
  • Anche i benefit per i dipendenti e la formazione possono contrastare il burnout.

Per quanto riguarda il contenimento dello stress, i dipendenti statunitensi hanno dichiarato di avere un maggiore controllo rispetto a quelli di altri paesi, e di sentirsi maggiormente in grado di parlare apertamente dei problemi di salute mentale senza il timore di subire conseguenze. In Francia, solo il 27% dei dipendenti ha dichiarato di sentirsi in grado di controllare lo stress e, in generale, le donne avevano meno probabilità degli uomini di aver parlato dello stress con il proprio responsabile.

Gli effetti più comuni dello stress sui dipendenti a livello mondiale sono la mancanza di sonno (51%) o un basso livello di morale o di motivazione (47%), seguiti da un'alimentazione scorretta, ansia e attacchi di panico, danni e disturbi fisici, aumento dell'uso di alcol e tabacco, ritardi nelle scadenze e nel lavoro, e il 6% ha dichiarato di aver perso il lavoro come conseguenza.

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